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La grande iscrizione dedicatoria dell’arco di Costantino si ripete identica su entrambe le facciate dell’attico. Si tratta, prima che di una specifica dedica di un monumento, di una dichiarazione politica di intenti e di rivendicazione delle gesta fino a quel momento compiute.
Leggiamola insieme: “All’imperatore Cesare Flavio Costantino Massimo, Pio, Felice Augusto, il Senato e il popolo romano, poiché per ispirazione divina e per la grandezza del suo spirito, con il suo esercito rivendicò per mezzo di giusta guerra lo Stato tanto dal tiranno e, ad un tempo, da ogni fazione, dedicarono questo arco insigne per trionfi”.
Costantino si presenta come pacificatore e legittima la campagna contro Massenzio, una “giusta guerra” contro il nemico dell’Urbe, quasi una guerra di conquista benché si fosse tenuta poco fuori dai confini della città. Anche l’utilizzo della dicitura “per ispirazione divina” segue precisi scopi propagandistici: in questo momento Costantino non è ancora convertito al Cristianesimo e si tiene neutrale sulla questione religiosa, pronunciandosi in maniera diversa a seconda del momento.

tondi adrianei

Parte della decorazione dell’arco è realizzata con il riutilizzo di otto rilievi inseriti in una cornice circolare, i cosiddetti “tondi”, riferibili all’età adrianea per lo stile di esecuzione e poiché in ben tre di essi compare Antinoo, suo fanciullo prediletto. Non si conosce la collocazione originaria di questi tondi: in base ai temi decorativi si suppone possano appartenere ad un edificio legato al culto di Antinoo oppure ad un arco ignoto. I “tondi adrianei” sono distribuiti sull’intera superficie del monumento e ordinati per coppie in corrispondenza dei fornici laterali. Sul lato meridionale, sono rappresentate nell’ordine la partenza per la caccia, il sacrificio al dio Silvano, la caccia all’orso e il sacrificio a Diana. Sul lato settentrionale si susseguono la caccia al cinghiale, il sacrificio ad Apollo, la caccia al leone ed il sacrificio ad Ercole (qui rappresentato in fotografia). Anche i lati minori dell’arco sono decorati con tondi ma si tratta di rilievi realizzati in epoca costantiniana ad immagine e somiglianza delle opere adrianee: essi rappresentano la Luna/Diana sulla sua biga sul lato occidentale e il Sole/Apollo sulla quadriga su quello orientale.

fregio

Se alziamo lo sguardo all’attico vediamo un affollarsi di decorazioni: ai lati della grande iscrizione di dedica si trovano, per ciascun lato, due coppie di pannelli appartenuti probabilmente ad un monumento innalzato da Commodo in onore del padre, Marco Aurelio, forse un arco quadrifronte nel Foro romano. Diamo un’occhiata alla facciata meridionale del monumento, orientata verso il Celio: i pannelli a sinistra della dedica rappresentano la presentazione di alcuni barbari prigionieri all’Imperatore; quelli a destra, invece, raffigurati in fotografia, cristallizzano il momento di un discorso tenuto dall’Imperatore alle truppe (“adlocutio”) e una scena di sacrificio nel campo militare (“lustratio”). Sul versante settentrionale dell’attico, quello che guarda il Colosseo, a sinistra sono riprodotti l’arrivo e la partenza dell’Imperatore, mentre a destra compaiono una distribuzione di donativi al popolo e una scena di clemenza nei confronti di un capo barbaro.

l’arco nei secoli

L’aspetto attuale dell’arco dedicato a Tito, rivestito di marmo greco pentelico, deriva da un importante intervento di restauro effettuato tra il 1818 e il 1824 dagli architetti Raffaele Stern e Giuseppe Valadier: fino ad allora, infatti, il monumento era sempre rimasto inglobato all’interno di varie strutture e si era del tutto persa memoria della sua reale identità (curiosamente, infatti, nessuna fonte antica a noi pervenuta sembra menzionarlo chiaramente).
Il monumento onorario ha un solo fornice (apertura ad arco) delimitato su ogni lato da due semicolonne. Le chiavi di volta, cioè le pietre lavorate poste al vertice della volta, sono decorate con rappresentazioni di Roma e del Genio del popolo romano; due Vittorie volanti su globi e con stendardi coronano invece gli archivolti, le fasce che seguono il perimetro superiore dell’arco. Subito al di sopra, poco prima dello stacco dell’attico, una lunga sequenza lineare di rilievi (conservatasi solo sul lato verso il Colosseo) rappresenta il trionfo di Vespasiano e Tito sui Giudei.

iscrizione con dedica

Tra le tante particolarità che stiamo scoprendo nell’Arco di Tito, ce n’è una davvero singolare: è l’unico tra gli archi del Foro che presenta due iscrizioni differenti su ciascuno dei lati dell’attico (la porzione superiore del monumento).
La dedica posta sulla facciata rivolta verso il Campidoglio ne ricorda il restauro effettuato da Stern e Valadier; l’iscrizione originale si trova invece sull’attico rivolto verso il Colosseo: “Il Senato e il Popolo Romano al divino Tito, figlio del divino Vespasiano, Vespasiano Augusto”. Si tratta di una formula di rito (il nome del soggetto dedicante insieme a quello dei riceventi, con il verbo sottinteso) che chiarisce la dedica del monumento da parte di Domiziano al padre Vespasiano ed al fratello Tito, in onore delle vittorie riportate in Giudea e della distruzione di Gerusalemme. Episodi di questo trionfo sono raffigurati su due grandi pannelli a rilievo, situati proprio all’interno della struttura, che andiamo subito ad esaminare nel dettaglio.

spettacoli e giochi

I grandi pannelli a rilievo all’interno dell’arco di Tito fotografano due momenti del trionfo dell’esercito romano dopo la conquista di Gerusalemme e la distruzione del Tempio, avvenute nel 70 d.C. Il pannello rivolto verso Sud descrive i momenti iniziali della cerimonia con il passaggio dei soldati sotto la Porta Trionfale, sormontata da due quadrighe. Ben in evidenza sono i tesori trafugati dal Tempio e portati a Roma come bottino di guerra: le trombe d’argento e la grande Menorah, il candelabro a sette bracci. L’Imperatore Tito è invece rappresentato sul pannello immediatamente di fronte mentre incede sulla quadriga, accompagnato dalla Vittoria che lo incorona stando in piedi sul carro accanto a lui. I cavalli sono condotti dalla dea Roma tra la folla.
La volta dell’arco, infine, costituisce una pagina fondamentale nell’evoluzione dell’arte figurativa romana: la stretta maglia di “cassettoni” è interrotta unicamente da una cornice che inquadra Tito nell’atto di essere trasportato in cielo da un’aquila. Quasi un tentativo di tridimensionalità per descrivere l’apoteosi dell’Imperatore.