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biografia

Fortunato Depero

Giorgio de Chirico (Volo, 1888 – Roma, 1978)
Autoritratto con la madre, 1922
Olio su tela, 65,55 x 55,5
Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto
Collezione VAF-Stiftung

Giorgio de Chirico nasce nel 1888 in Grecia da genitori di origini italiane e si forma ad Atene dove, alla fine dell’Ottocento, dominava la cultura tedesca. Alla morte del padre, si trasferisce con la madre e il fratello minore a Monaco, dove perfeziona i suoi studi artistici. Nel 1909 si sposta in Italia, che aveva già attraversato dopo aver lasciato la Grecia, e si stabilisce prima a Milano e poi a Firenze. Artista internazionale fin dalla sua formazione, in seguito de Chirico si muoverà tra Parigi, New York, Roma e altre città italiane. Il suo costante errare è uno dei temi principali della sua poetica e riflette quella condizione di sradicamento che gli permette di fondere differenti culture: le sue radici italiane ed elleniche e la cultura tedesca di fine Ottocento, con particolare riguardo al Romanticismo.
La madre Gemma Cervetto è una figura molto presente nella vita dell’artista. Donna dal carattere forte – i figli la chiamavano centauressa – accompagna costantemente Giorgio e Andrea – che in seguito cambierà il suo cognome in Savinio – negli anni della loro formazione.
L’artista la ritrae insieme a sé per la seconda volta, nel 1922: ormai invecchiata, con i capelli bianchi, in una posa austera di tre quarti che ricalca l’iconografia dei ritratti quattrocenteschi. Dietro di lei l’artista guarda verso l’osservatore, la testa accostata a quella della madre in modo speculare. L’ambientazione ricalca, anch’essa, i modelli antichi che de Chirico aveva pazientemente copiato nei musei italiani e francesi, approfondendo lo studio della tecnica di cui parla in un suo scritto del 1919 intitolato “Il ritorno al mestiere”. Questo dipinto è un perfetto esempio di tale processo di riappropriazione dell’antica sapienza pittorica e di immedesimazione nel ruolo di pictor classicus, tanto che l’artista ne parla come di “una cosa che avrebbe potuto stare al Louvre”.