emanuele
di porto

L’incredibile storia del bambino del tram che sfuggì alla razzia del 16 ottobre 1943

Emanuele Di Porto nasce il 21 settembre 1931 a Roma, in via della Reginella, nel cuore del quartiere ebraico. I suoi genitori si chiamano Settimio Di Porto e Virginia Piazza, sposati al…

Livorno, 16 agosto 1938. In piedi sulla panchina, da destra, Emanuele Di Porto e suo fratello Pacifico.
Davanti la panchina, sempre da destra, Angelo, Elvira e Letizia Di Porto

Fondo Emanuele Di Porto, Fondazione Museo della Shoah

BIOGRAFIA DI EMANUELE DI PORTO

IL PRELUDIO

Emanuele Di Porto nasce il 21 settembre 1931 a Roma, in via della Reginella, nel cuore del quartiere ebraico. I suoi genitori si chiamano Settimio Di Porto e Virginia Piazza, sposati al Tempio Maggiore di Roma nel 1927. Emanuele è il terzo di sei figli: prima di lui nascono Letizia e Pacifico e successivamente vengono al mondo Angelo, Elvira ed Emma. Nella casa in via della Reginella abitano anche due sorelle della madre con i rispettivi mariti e figli. In tutto circa venti persone.
Il padre di Emanuele lavora come venditore ambulante, mentre la madre si occupa saltuariamente di lavori di cucito.
Emanuele frequenta la scuola ebraica fino alla seconda elementare, poi inizia subito a lavorare, dedicandosi alla vendita di vestiti usati.
Nella casa in via della Reginella, oltre alla famiglia Di Porto, vivono anche due zie materne di Emanuele con le rispettive famiglie: in tutto circa venti persone.
Il padre di Emanuele è uno sportivo, un campione dell’antico gioco del pallone con il bracciale; nel 1938 tutta la famiglia si trasferisce a Livorno per assistere alle sue competizioni, che si svolgono all’interno di uno stadio chiamato Sferisterio. La famiglia Di Porto, pur affrontando difficoltà sempre maggiori, attraversa con coraggio gli anni della “persecuzione dei diritti”, continuando a mantenersi grazie al commercio ambulante.

L’OCCUPAZIONE NAZISTA

Dopo l’occupazione nazista avviene il ricatto dell’oro; anche il padre di Emanuele si reca nel cortile del Tempio Maggiore e consegna una catenina d’oro per contribuire ai 50 kg imposti.
La sera del 15 ottobre del 1943, Emanuele, con sua madre e i suoi fratelli, va a vedere il film Fuga a due voci in un cinema vicino a casa. La mattina del 16 ottobre, il padre di Emanuele esce di casa molto presto per andare alla stazione Termini a vendere souvenir. Attorno alle 05.00, la madre si affaccia alla finestra di casa e si accorge che è in corso la razzia. Crede che vengano arrestati solo gli uomini e decide di lasciare i figli a casa per andare alla stazione ad avvertire il marito del pericolo. Al ritorno, a pochi passi da casa, viene arrestata e caricata su un camion all’imbocco tra via della Reginella e piazza Mattei (nota a Roma come piazza delle Tartarughe). Emanuele vede questa scena dalla finestra di casa e, senza pensarci un attimo, decide di scendere e andarle incontro. Quando Virginia lo vede avvicinarsi al camion, prova ad allontanarlo senza farsi notare, ma suo figlio le disobbedisce e viene prima arrestato da un soldato tedesco e poi costretto a salirci sopra. In qualche modo, le persone che si trovavano sul camion, insieme a Virginia, riescono a farlo scendere di nascosto e lui, senza voltarsi, si allontana camminando per non dare troppo nell’occhio. Non avrà mai più occasione di rivedere la madre.
Uscendo da piazza Mattei percorre parte del quartiere ebraico, assistendo alla razzia in atto, e arriva alla stazione di Monte Savello, dove passavano alcune linee di tram. Appena sale sulla carrozza, spiega la situazione al bigliettaio che lo fa sedere vicino a sé. È mattina presto e per tutta la giornata Emanuele viene protetto dai bigliettai che si danno il cambio e gli offrono anche da mangiare. Per due notti dorme nella stazione e di giorno viene protetto dal personale del tram. La mattina del 18 ottobre — lo stesso giorno in cui la madre di Emanuele insieme a oltre mille ebrei rinchiusi nel Collegio Militare viene trasferita alla Stazione Tiburtina — sale sul tram un suo amico di famiglia che lo convince a tornare a casa in via Della Reginella, dove il padre, i fratelli e gli zii speravano di poterlo riabbracciare.
Emanuele, per tutto il periodo dell’occupazione nazista, coltiva la speranza di incontrare di nuovo sua madre, ignaro del fatto che il 23 ottobre 1943 era stata uccisa all’arrivo nelle camere a gas di Birkenau.
Una volta tornato a casa, riprende ad aiutare la famiglia, impegnandosi nel piccolo commercio: vende portafogli, pettini, oggetti di merceria, principalmente nei quartieri della Cecchignola e San Paolo.
Col passare dei mesi, successivamente alla liberazione di Auschwitz, iniziano a tornare i sopravvissuti. Degli gli oltre mille ebrei deportati dalla stazione Tiburtina il 18 ottobre del 1943, fecero ritorno solo 16 persone: 15 uomini e una donna, di nome Settimia Spizzichino. Fu proprio lei a testimoniare di aver visto che la madre di Emanuele era stata selezionata, appena scesa dal treno, per essere immediatamente uccisa nelle camere a gas.

Il RITORNO ALLA VITA

Dopo la Liberazione, Emanuele riprende il suo lavoro di venditore ambulante. Si sposa nel maggio del 1953, al Tempio maggiore di Roma, con Ester Efrati. Insieme mettono al mondo due figli: Settimio, nel 1954, e poi Alberto, tre anni dopo. Oggi Emanuele è un amorevole nonno e bisnonno che ancora porta la sua testimonianza nelle scuole di tutta Italia.
Al termine di ogni intervista è solito dire: non sono mai stato un bambino e non sarò mai vecchio.

La sua storia è stata raccontata in diverse opere.

Romanzi e graphic novel:

Isabella Labate, Il Bambino del Tram, Orecchio Acerbo, Roma, 2022
Tea Ranno, Un tram per la vita, Piemme, Milano, 2023
Ernesto Anderle, Emanuele Di Porto, Marco Caviglia, 16 ottobre 1943. Storia di Emanuele che sfuggì al nazismo, Mondadori, Milano, 2023

Documentari:

Gabbai, Ruggero. Razzia. 2019. Roma: Rai Cinema. Documentario. Coordinatore storico: Marcello Pezzetti
Gabriele Cipolliti, Ulisse: il piacere della scoperta. Viaggio senza ritorno. 2022: Rai Cinema. Documentario. Conduttore: Alberto Angela

"Non sono stato mai un bambino, ma non sarò mai vecchio, perché nel mio cuore, il tempo s'è come fermato."
21 settembre 1921

Emanuele nasce a Roma, in via della Reginella, nel cuore del quartiere ebraico. In questa casa abitano anche due sorelle della madre con i rispettivi mariti e figli. In tutto circa venti persone.

ottobre 1929

Anziché iniziare la terza elementare, si dedica al lavoro per aiutare la famiglia

Agosto 1938

Per un breve periodo si trasferisce con la famiglia a Livorno, dove il padre disputa alcuni tornei dell’antico gioco del “pallone con il bracciale”

26-28 settembre 1943

La famiglia Di Porto contribuisce alla raccolta dell’oro imposta dai nazisti

16 ottobre 1943

Virginia viene arrestata e trasferita, insieme a oltre mille ebrei, presso il Collegio Militare, nei pressi del carcere Regina Coeli.
Emanuele scampa l’arresto, si dirige verso Monte Savello e sale su un tram

17 ottobre 1943

Virginia è detenuta, insieme a oltre mille ebrei, nel Collegio Militare
Emanuele, sempre protetto da bigliettai e controllori, di notte dorme in stazione e di giorno rimane sul tram

18 ottobre 1943

Tutti gli ebrei detenuti nel Collegio Militare, tra cui anche Virginia, vengono trasferiti, a bordo di camion, alla Stazione Tiburtina. Qui inizia un “viaggio” di otto giorni diretto verso Auschwitz-Birkenau
Su consiglio di un amico incontrato sul tram, Emanuele torna a casa dal padre che lo stava cercando

22 ottobre 1943

Il treno che trasporta gli oltre mille ebrei arrestati il 16 ottobre si ferma sulla rampa esterna del campo di Birkenau, la cosiddetta Judenrampe

23 ottobre 1943

Si aprono le porte del treno e oltre 800 persone, tra cui Virginia, vengono trasferite nei Krematorium di Birkenau e assassinate nelle camere a gas.

16 febbraio 1944

Pacifico Di Consiglio, zio materno acquisito di Emanuele, viene arrestato da alcuni fascisti che lo costringono ad ispezionare la propria casa in via della Reginella. Insieme alla sua numerosa famiglia, qui abita anche Emanuele che si salva nascondendosi sotto un letto.

22 marzo 1944

Pacifico Di Consiglio, trasferito dopo l’arresto nel campo di transito per ebrei di Fossoli, scrive la sua ultima lettera indirizzata alla moglie Giulia Piazza. Il 5 aprile del 1944, dalla stazione di Carpi, sale su un convoglio diretto a Birkenau, dove sarà ucciso all’arrivo cinque giorni dopo.

4 giugno 1944

Emanuele festeggia la liberazione, si reca a piazza Venezia e grida a gran voce: Sono ebreo! Sono ebreo!

Maggio 1953

Si sposa a Roma, nel Tempio Maggiore, con Ester Efrati

1954

Nasce il suo primo figlio Settimio

1957

Nasce il suo secondo figlio Alberto

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